Riflessioni

Anatomia di un allarme perfetto

16 febbraio 2026 · 7 min

Qualche giorno fa Mariangela Pira (per i 7 su LinkedIn che ancora non la seguono, giornalista di Sky TG24) ha pubblicato un video in cui ha parlato di un articolo che sta facendo il giro della rete. Si chiama Something Big Is Happening, scritto da Matt Shumer, fondatore di una startup AI e investitore nel settore. Persona del settore, e non del tutto disinteressato!

Pira ha fatto una cosa interessante. Prima di entrare nel dettaglio del contenuto, ha brevemente fatto riferimento a degli "espedienti narrativi." Ha notato come l'articolo usasse degli attacchi narrativi capaci di tenerla incollata al testo, nonostante la lunghezza. Per poi calarsi nel cuore di quello che Shumer racconta.

Interessante notare come una giornalista professionista prima identifica un meccanismo narrativa ma dichiara ugualmente di restarne catturata. La consapevolezza dovrebbe creare un distacco, invece no. È esattamente il modo in cui funziona una narrazione costruita bene. Non ha bisogno che tu non la veda. Funziona anche quando la vedi.

La cosa più interessante di Something Big Is Happening non è quello che dice sull'AI. È quello che suscita nel lettore mentre lo dice.

Shumer apre con il Covid. Ti chiede di pensare a febbraio 2020, quando il mercato andava bene, i figli erano a scuola, si pianificavano viaggi. Poi, boom. In tre settimane è cambiato tutto.

Non è solo un'analogia. Il Covid è l'unica esperienza collettiva recente in cui tutti abbiamo attraversato il passaggio da "sembra esagerato" a "accade". Shumer non ti chiede di immaginare uno scenario ipotetico, ti riporta a una sensazione che hai già. E dentro quella sensazione c'è un messaggio implicito.

Poi c'è il modo in cui costruisce la propria credibilità. Shumer non fa il guru dell'AI. Fa il contrario. Si presenta come uno che avrebbe preferito tacere, che per mesi ha dato ai suoi amici e familiari la versione edulcorata perché quella vera "sembra quella di uno che ha perso la testa." È il classico schema dell'insider riluttante. Chi parla non vuole allarmarti, è costretto a farlo dalla gravità di quello che sa. E proprio quella riluttanza diventa la prova che la cosa è seria. Probabilmente Shumer crede davvero in ogni parola. Ma il modo in cui sceglie di presentarsi non è un dato di fatto, è una tecnica. Una delle più antiche e delle più efficaci.

E Shumer non si ferma qui. Non ti chiede di fidarti solo di lui. Cita Dario Amodei, il CEO di Anthropic, ma lo introduce come "probabilmente il più attento alla safety dell'intero settore." Racconta di un managing partner di un grande studio legale che passa ore ogni giorno con l'AI. Sono tutti posizionati come più autorevoli e meno "coinvolti" di lui. Il messaggio non arriva più da un imprenditore AI con un interesse commerciale. Arriva da un coro di voci apparentemente indipendenti che dicono tutte la stessa cosa.

Poi arriva il racconto personale.

Ti descrive il suo lunedì mattina. Dice all'AI cosa vuole, si alza dal computer, torna ore dopo e trova il lavoro fatto. L'AI ha scritto il codice, aperto l'app, testato le funzionalità, iterato da sola. Nota cosa sta succedendo. Non sta presentando dati illustrati da un esempio. Sta usando un'esperienza personale come evidenza. L'aneddoto ha una forza persuasiva che nessuna statistica può avere, perché non ti chiede di analizzare. Ti chiede di immaginare. E una volta che sei nella scena, il passaggio da "è successo a me" a "succederà a te" sembra naturale. Anche se un'esperienza personale non è generalizzabile.

A questo punto potresti sollevare un'obiezione. E Shumer lo sa. Per questo la smonta prima che tu la formuli. "Ma io ho provato l'AI e non era granché." Lo dice lui per te. E poi risponde. "Hai ragione. Era vero due anni fa, e in AI time è preistoria." Prima ti valida, poi ti rende obsoleto. E chi continua a obiettare finisce in categorie poco lusinghiere. Chi non ha provato, chi minimizza, chi giudica su esperienze datate. Nessuna è una posizione in cui vuoi trovarti. Quindi smetti di obiettare.

È una tecnica vecchia quanto la retorica stessa. Anticipi l'obiezione del tuo interlocutore, la accogli, e poi la svuoti.

C'è poi l'arco emotivo complessivo, che è l'architettura più rivelatrice. L'articolo parte dalla paura, il Covid, la sensazione di essere in ritardo. Passa allo stupore, quello che l'AI sa fare. Attraversa l'urgenza e il panico controllato, il tuo lavoro è a rischio, nessun settore è immune. E poi, quando sei al punto più basso, Shumer ribalta tutto. "I tuoi sogni sono appena diventati più vicini." "L'asticella è sul pavimento." Non ti lascia nella paura. Ti dà una via d'uscita. E quella via d'uscita coincide con il suo invito all'azione. Iscriviti, seguimi, resta nel mio ecosistema. Paura, urgenza, azione. La stessa struttura del marketing diretto da decenni.

Infine, la cosa più significativa è quello che manca. Non c'è contraddittorio. Non ci sono economisti, storici dell'innovazione, esperti che distinguano tra capacità tecnica e sostituzione reale di un mestiere. L'unico dibattito citato, se l'AI stia "hitting a wall", viene menzionato per essere dichiarato chiuso. Non c'è più discussione. C'è solo chi ha capito e chi no.

Azzardando, possiamo chiamarla narrativa del testimone oculare dell'inevitabile.

L'evento è già in corso. Io l'ho visto prima di te. Le persone più autorevoli confermano. Le tue obiezioni sono superate. L'unica variabile è se agirai in tempo. Una struttura che non lascia spazio al dubbio produttivo, quello che ti permette di dire "potrebbe essere vero, ma potrebbe anche andare diversamente."

La Pira ha ragione. Something Big Is Happening funziona perché è costruito per funzionare. Togli gli attacchi narrativi e resta un articolo con dati interessanti e previsioni discutibili. Con quelli, diventa un oggetto che ti attraversa e ti lascia con l'urgenza di agire. E non solo di agire. Di condividere. Shumer chiude con un invito esplicito. "Puoi essere il motivo per cui qualcuno che ami arriva prima degli altri." L'articolo non è solo progettato per convincerti. È progettato per trasformarti in un vettore di distribuzione. Diciamolo male, è la stessa logica delle catene di Sant'Antonio, vestita meglio. E funziona. Lo dimostra il fatto che Pira l'ha condiviso, io l'ho trovato, e adesso ne sto scrivendo.

Per questo merita di essere letto due volte. La prima per capire cosa dice. La seconda per capire cosa ti fa. Perché anche quando qualcuno ha ragione, il modo in cui te lo racconta è una scelta. E le scelte, a differenza dei fatti, si possono smontare.