Riflessioni

L’Odissea di Nolan. La hybris scambiata per leadership

28 luglio 2026 · 4

Qualche giorno fa, il 18 luglio per l'esattezza, Matteo Renzi apre X e pubblica una sua breve e personalissima recensione sull'Odissea di Christopher Nolan, in sala da pochi giorni, con il buon Matt Damon nei panni di Odisseo. D’altronde mi sembra che in questi giorni non si parli di altro. Ad ogni modo dice che è un film magnifico, controcorrente rispetto ai critici. Ammette che alcune scene sono rivisitate e altre tagliate di sana pianta, che i puristi di Omero non apprezzeranno, e chiude definendolo un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano.

Un'opinione su un film è certamente una delle cose più innocenti che possa comparire su un feed di un politico di quella caratura. Un film epico, che facilmente consente di essere utilizzato per far passare dei concetti, in questo caso, a lui cari.

Il politico che usa il cinema per raccontare di sé, della propria visione, non è qualcosa di nuovo. Nel 1983 Ronald Reagan utilizzò la metafora del bene contro il male di Star Wars e la appoggiò sulla Guerra Fredda, l'Unione Sovietica ribattezzata Impero del Male e lo scudo antimissile che tutti avrebbero chiamato Guerre Stellari. L’ex Presidente Barack Obama pubblica ogni anno le sue liste di titoli preferiti. Ogni volta l'operazione sembra leggerezza, il leader che si concede un gusto da spettatore qualunque. Quasi sempre è altro, non è mai solo un tema di condivisione di gusto. Un film è abbastanza largo da restituire a ciascuno la propria immagine, e ciò che una figura pubblica sceglie di vederci dentro è un piccolo autoritratto.

C'è una parola tecnica per questo. Si chiama focalizzazione, la scelta degli occhi con cui guardiamo una storia. L'Odissea di Omero è focalizzata su Odisseo, guardiamo la storia attraverso i suoi occhi. Ma quella stessa storia, da secoli, viene continuamente ricentrata. Margaret Atwood l'ha riscritta con lo sguardo di Penelope, Madeline Miller con quello di Circe. Basta cambiare gli occhi e cambiano gli eroi, cambiano i mostri.

Nolan, stando alle recensioni e a quello che ho visto in sala, non rappresenta Odisseo come l'astuto vincitore. È un uomo devastato dalla colpa. È un uomo logoro, che torna dalla guerra pieno di rimorso per ciò che ha visto e ha provocato. Il cavallo di Troia non è una vittoria, è una profanazione, un finto dono di pace che viola la legge sacra dell'ospitalità protetta da Zeus. Da lì ogni atto di superbia (la tanto citata tra i banchi di scuola hýbris) costa altri uomini. In quell'eroe pieno di rimpianto più di un critico ha riconosciuto un fratello dell'Oppenheimer dello stesso Nolan, il genio schiacciato dalle conseguenze del proprio colpo di genio.

Di tutte le parole che Renzi mette nel tweet, guerra, vita, civiltà, quella che balza all'occhio - diciamocelo - è una sola: leadership. Ed è quella che, secondo me, voleva davvero far emergere.

È il rovesciamento perfetto. Nel film l'astuzia è una colpa, perché il colpo di genio che vince la guerra è lo stesso che rovina chi lo compie e il mondo intorno a lui. Renzi ha tenuto il colpo di genio e ha lasciato cadere la colpa. Dove l'opera mostra un prezzo da pagare, lui ha visto un merito da rivendicare, e ha preso per bandiera l'uomo che il film porta alla sbarra.

Ha trasformato in elogio ciò che Nolan aveva costruito come condanna.

Che Odisseo sia un leader, capace di farsi seguire nelle imprese più impervie, è evidente. Ma se fissi lo sguardo su quel punto cieco, la condanna del protagonista non la vedi. Si vede l'impresa, si vede la leadership. ma il processo resta fuori campo, lo strazio delle sue scelte diventa marginale, perché stai guardando dal posto dell'imputato.